Ebbene sì. Da qualche giorno sono uno spocchiosissimo utente BlackBerry. Per la precisione sono un felice possessore di un BlackBerry 8310 Curve (quello con la tastiera QWERTY e il GPS) marchiato Vodafone, comprato praticamente nuovo su eBay (ciao, Damiano, e grazie mille!) e prontamente ribattezzato con Wind.
E come dicevano a me prima che io avessi un BlackBerry tra le mani, ora lo dico io a chi usa quotidianamente Symbian o Windows Mobile: per quanto "internettati" siano i vostri telefoni, non potete capire. Chi passa a BlackBerry, difficilmente torna indietro.
A proposito, nel caso a qualcuno càpiti la stessa cosa (comprare un BlackBerry usato e cambiargli carrier), ricordatevi di telefonare voi nuovi possessori al vecchio carrier e pretendere la disassociazione del terminale dalla vecchia rete. Con i BlackBerry i servizi sono legati anche al terminale, non solo alla SIM. Per cui se vi capiterà ciò che è capitato a me (operatore boccheggiante, che vi dice scemenze tipo "rivolgetevi a RIM", oppure "noi non sblocchiamo i terminali, è illegale"), non esitate a farvi valere in ogni modo, anche minacciando assurdità: io per riuscire a parlare con il supporto tecnico Vodafone ho dovuto nominare il garante delle comunicazioni, l’Unione Consumatori e il Gabibbo. Però alla fine ce l’ho fatta.

Onestamente non so se sia vero o una simpatica bufala. Ma l’idea è quantomeno bizzarra, quindi potrebbe essere tutto rispondente a realtà.
Si chiama Mail Goggles, ed è una nuova feature di Gmail che impedirebbe di inviare posta nel caso non si sia sufficientemente lucidi (quando si sragiona si scrivono cose spiacevoli, di cui poi talvolta ci si pente). La verifica è fatta tramite qualche domandina semplicissima di tipo logico o matematico: se io non sono in grado di dire quanto fa 7×8, probabilmente non sarò neppure in grado, in questo momento, di scrivere una mail sensata. Mail Goggles dovrebbe attivarsi automaticamente in ore notturne e in particolari periodi, ma i siti che ho letto finora non sono del tutto concordi in proposito.
Immagino che arrivati a questo punto, l’etilometro collegato alla porta Usb non sia poi così lontano. E per riprendere ciò che dicevano tre comici napoletani qualche anno fa… "a me, me pare ‘na…"
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Tutti gli sviluppatori Windows si scontrano prima o poi con la registrazione manuale di qualche DLL. Si tratta di un’operazione da poco, ma che richiede quella manciata di secondi: apri la finestra di comando, controlla il Path preciso della dll, scrivi il comandino REGSVR32 (e occhio a non sbagliare: io una volta su tre scrivo REGSRV32) etc. etc.
In realtà basta un micro-tweak sul registry. Basta crearsi un file .reg e copincollare al suo interno queste righe…

Giuro che non lo sapevo. Pensavo, fino a stamani, che i mail client per smartphone Symbian (= Nokia e altri) non gestissero le mail in formato HTML. La mia esperienza era che aprendo una mail in HTML i casi possibili fossero due: mail “tradotta” in testo semplice o - nel peggiore dei casi - corpo del messaggio completamente vuoto.
E invece no. Accidenti, la soluzione era là sotto i miei occhi, e non me ne sono mai accorto.
Stamani mi hanno fatto semplicemente notare che quando si apre un messaggio HTML, il messaggio risulta avere un allegato, chiamato attachment.html. A volte questo allegato non viene visualizzato nella schermata principale, non si sa bene perché. Insomma, per farla breve: aprendolo come si aprono tutti gli altri allegati, il messaggio viene visualizzato in tutto il suo splendore, direttamente nel browser di sistema. Ma allora ditelo, no?

I contatti sono un tipo di dati spinoso da trattare, più di quanto si possa pensare. Ci sono tante, troppe soluzioni che si offrono di gestirli in toto, e nessuna che (per come la vedrei io) sia efficiente al 100%.
Inizio col mettere sul tavolo la configurazione più stabile che ho trovato, poi spiego perché. “Da me” i contatti si creano, si modificano e si eliminano solo ed esclusivamente in Microsoft Outlook. Fedele al mantra “la sincronizzazione è male”, Microsoft Outlook è di gran lunga la piattaforma di editing più comoda (di sicuro più di un cellulare, nonostante T9, tastiere QWERTY etc. etc.).

Il Dock di Mac OS X, quando è “nato”, è stato proprio una bella idea. Sì sì. Un po’ barra delle applicazioni (parlo in windowsese, eh…), un po’ menu Start, un po’ tray area. Il tutto con icone carucce da vedere, il che non guasta mai.
Ma se il Dock di Mac OS X è bello, ancora più bello è però quello di Windows! Cioè: è ancora più bello RocketDock, un programmino free che dota Windows della barra multiuso di casa Apple. Uguale, eh, spudoratamente uguale!
RocketDock è configurabile nell’aspetto (trasparenze, posizione, effetti, supporto delle skin etc. etc.) e nelle funzionalità (riduzione dei programmi nel Dock, comparsa/scomparsa al passaggio del mouse, gestione multimonitor, tempi di risposta etc. etc.), non occupa tanta memoria né troppa CPU, non si pianta praticamente mai, come già dicevo è completamente gratuito… insomma, un pezzettino di OS X da portarsi in giro su Windows, magari anche un pochino più carino di come è su OS X: ma che cosa volete di più?
(clic per ingrandire, se serve… ma forse non serve!)
"Ah, Daniele… Sempre all’avanguardia, tu, eh… Io ancora non ho manco provato Vista e tu hai già sul desktop il logo di Windows 7!"
Ehm… non esattamente, eh…

In occasione del decennale, Google rispolvera un suo vecchio e gustoso archivio, datato gennaio 2001 (il primissimo archivio non è disponibile, purtroppo). Alla pagina http://www.google.com/search2001.html si possono effettuare le ricerche "indietro nel tempo". E si scopre che nel 2001 l’iPod era il sistema di analisi dei documenti "Image Proof Of Deposit", oppure un semplice "IPO Disorder"; che le Twin Towers erano ancora l’orgoglioso simbolo del capitalismo occidentale; che Osama era essenzialmente la marca dell’Uni Posca, ma anche già il temuto Bin Laden (titolo quanto mai evocativo: "Osama Bin Ladin: Wealth plus Extremism equals Terrorism"); che Guantanamo era una ridente località cubana e nulla più. E via dicendo, lasciando spazio alla fantasia e alla memoria.
Il tutto, peraltro, con link realmente visitabili, grazie agli Internet Archives…

Coi tempi che corrono (eheh) il punto di partenza per un ufficio mobile non può che essere un gruppo di solide applicazioni online. Google offre gratuitamente gli strumenti di base per gestire il proprio lavoro - posta e agenda - e come tutti sanno si tratta di software di ottimo livello.
Google Calendar, in particolare, permette di gestire più calendari contemporaneamente, di condividerli tra utenti, di realizzare a costo zero tutte quelle funzioni di collaborazione che solitamente richiedono l’uso di suite per ufficio o costosi programmi espressamente dedicati.
Vediamo quindi come far interagire in modo proficuo Google Calendar con il resto del mondo.

Mentre leggete questi post, dovete imparare a ripetervi costantemente questo mantra: la sincronizzazione tra due dispositivi è male.
Per sincronizzazione si intende: io ho due archivi (ad esempio uno su PC, uno su palmare) assolutamente identici. Li uso, separatamente, modificandoli entrambi. Poi dopo un po’ li collego tra loro e le modifiche apportate ad uno dei due (ma potrebbero anche essere di più, eh) si riflettono automaticamente anche sull’altro. In modo del tutto bidirezionale.
Bello, eh? Eh sì, teoricamente questo modo di lavorare è splendido - massima libertà, risultati ottimali.
Peccato che nella pratica la sincronizzazione non funzioni. Mai.